Che importa? :)
Ciao,
Come stai? È un po’ di tempo che non ci si legge da queste parti, sbaglio? Non so se ti sei accortə, ma l’ultima newsletter che ho mandato risale a marzo 2024. Se non ci hai fatto caso, sincera?, meglio così: è una riprova di quello che sto scrivendo qui oggi.
Questi mesi sono stati pieni, forse troppo, ma sono ancora in fase così esplorativa della dinamica di pieno/vuoto da non osare un giudizio di valore a riguardo. Mi sono concentrata su varie cose per me molto importanti, sia sul piano professionale che su quello personale. E questa è la prima scusa - ma non è solo una scusa, è anche vero - che mi sono raccontata nel procrastinare l’invio di questa newsletter.
Ho un’agenda, blu, sulla facciata sinistra c’è sempre la suddivisione in giorni della settimana, sulla destra spazio per gli appunti. La giro sempre in verticale e mi segno, giorno per giorno, le cose da fare. Man mano le evidenzio: quelle fatte in gialloverde, quelle rimandate per le più svariate cause in grigioblu - ma quello dei colori è un altro discorso, che non trova spazio qui. Se la newsletter di marzo era già arrivata in ritardo, le parole “newsletter aprile” si sono trascinate come leitmotiv delle mie giornate di maggio, e “newsletter maggio” come leitmotiv di questi primi giorni di giugno.
La verità è che mi turbava l’idea di scriverla.
Quando mi sono approcciata al mondo del giornalismo - con l’obiettivo, già da diversi anni, di farlo come freelancer - ci ho messo poco a capire che la ricerca e la scrittura sono il cuore di questo lavoro, ma non sono tutto. Ci sono anche la parte di networking e di autopromozione, e dal mio punto di vista questo è faticoso ma non necessariamente sbagliato. Le redazioni a cui vengono mandate le proposte sono oberate di mail - ricordo le caselle di posta di redazioni relativamente piccole in cui ho lavorato, non oso immaginare come esplodano quotidianamente quelle delle grandi testate. Ci sta aver avuto un contatto diretto con l’editor, avere una presenza sui social per cui, anche se giovani, il nome spinga chi incaricato ad aprire la mail che contiene un pitch, soprattutto considerando quanto lavoro c’è dietro a quella proposta.
E poi ci sta, diciamocelo, cercare di farsi leggere, farsi conoscere, considerando i compensi medi per i pezzi ci sta desiderare quantomeno la gratificazione data dai lettori o dagli ascoltatori, ci sta tutto per ricordarsi che quello che si fa ha un ruolo (chi più grande, chi più piccolo, ma sempre una goccia nel mare è, e in quanto tale è importante) anche e soprattutto nella tutela della democrazia.
Facciamo un altro passettino, però. C’è una lezione importante che ogni giornalista sa bene e che però a volte conosce così bene da dimenticarla. Il giornalista deve dare la notizia, non deve essere la notizia.
Se si crede nella giustizia sociale, se si lotta per il suo raggiungimento, questo dovrebbe essere un po’ il primo comandamento. È una riflessione un po’ di pancia ma che sto digerendo da qualche giorno, soprattutto dopo che la mia bolla social ha pubblicato innumerevoli storie circa una vicenda di odio interpersonale tra le persone che ne fanno parte, di cui chi non conosceva i retroscena - io per prima - ha capito poco o niente, su cui non ho voce in capitolo e da cui però penso si possano trarre molte lezioni. Ma, penso, adesso?
Chi ha molto seguito sui social non ha, dal mio punto di vista, il dovere, ma la responsabilità sì, di gestire questa fama con cura. Con calma, con lucidità, calibrando (che sia giornalista o meno, ma tanto sui social giornalisti ci si sentono un po’ tutti) quale sia l’interesse pubblico e dove siano i confini della propria vicenda individuale. Politica, senz’altro, tutto il personale lo è, ma forse un pochino meno - o in modo leggermente meno prioritario - rispetto ad altre cose.
Tiro le fila di questo pippone: è la settimana delle elezioni europee, lunedì prossimo sarà già troppo tardi per ri-spostare il focus sul voto, del resto invece si può parlare lunedì. Ma anche, in Palestina c’è un genocidio in corso, pronto?, ci siamo capit3?, c’è un genocidio in corso, e il valore delle vite che si stanno spegnendo oggi non può aspettare lunedì. Non sminuisco e non banalizzo nessuna sofferenza e nessuna battaglia, però possiamo fare ordine?
Detto tutto questo, torno qui per dire che questa situazione mi ha attivato una serie di connessioni mentali che mi hanno fatto pensare che in fondo anche un po’ sticazzi chissenefrega di dove sono, di cosa faccio, di cosa ho pubblicato mese per mese. O meglio, figuriamoci se non lo considero importante, ci spendo tempo, idee ed energie, e lo voglio valorizzare. Però lo faccio già: su Instagram, su LinkedIn, su Facebook quando mi ricordo, a voce parecchio. Lo stesso vale per gli eventi: se mi spendo per organizzarli tengo al fatto che siano partecipati, però se te ne perdi uno alla fine ci vedremo un’altra volta, e se rischi di perdertene uno che invece è veramente importante sta’ certə che in qualche modo te lo farò sapere, o lo verrai a sapere tu.
Il succo è: chi ha davvero bisogno di questa newsletter? Non lo chiedo con frustrazione, ma con la serenità che si prova quando si capisce qualcosa e ci si dice “ah, adesso è più chiaro”.
Io credo che più che di ego ci sia bisogno di mettere in comune: idee, pensieri, desideri, conoscenze, speranze. E voglio pensare che se hai preso questa strada, se sei engaged, se sei svegliə e presente, allora già lo sai fare, devi solo continuare a camminare, e sapere un po’ meno di me non ti cambierà nulla perché avrai usato il tempo che avresti speso qui per intavolare una discussione costruttiva, per fermarti a unire i puntini o per leggere un articolo o il capitolo di un libro illuminante.
E io come userò il tempo che avrei usato per scrivere qui? Eccerto, speravi avessi finito il mio pippone. In realtà ho già in testa un’idea chiara di come vorrei riorientare questa forma di comunicazione, ma non mi sbilancio perché devo ancora organizzarmi. Sempre senza fare promesse, ne avrai notizie direi non prima di settembre. Come dicono quell3 brav3, #staytuned , e ti prometto però di avvisarti qui appena ho novità.
Considerazioni sparse alla fine di tutto ciò.
Questa newsletter - e tutte le rassicurazioni che ho rivolto a te - dice di me che: ho paura dell’abbandono, l’ho’oponopono (fare ordine) su cui ho fatto una tesina il primo anno di antropologia alla fine torna sempre, e anche che sto crescendo.
Cose che però dovresti proprio davvero annotarti prima di andare via.
Mi sono buttata, con Voice Over, nella nuova avventura di un programma radio. Si chiama Lucciole, porta voci di cambiamento sulle tematiche di giustizia sociale e climatica, va in onda il secondo e il quarto mercoledì del mese dalle 12 alle 12.30 su Radio Banda Larga, ma se te lo perdi dopo qualche giorno trovi la registrazione qui.
Se ci conosciamo da qualche tempo, già saprai che ai tempi ho fatto ricerca tesi in Antropologia Pubblica sulla dipendenza sessuale. Poi ho covato il lavoro che ho fatto per un po’, e l’ho ripreso in mano con l’idea di parlarne in articoli di giornale. Ne dovrebbe uscire uno a fine mese su un giornale piuttosto grosso, ma lo scrivo sottovoce per non chiamare sventure. Sono ovviamente emozionagitata, scriverò tutte le info sui miei social, sì questa è una punta di orgoglio (piccola piccola!), non si esiste senza contraddizioni.
Infine. Ho una lunghissima lista di idee e progetti da sviluppare, alcuni da farmi finanziare, altri saranno autoprodotti, credo uno dal Congo in particolare. Vorrei riprendere le fila del mio podcast Mi devi raccontare e sviluppare e ampliare il laboratorio di scrittura iniziato con un gruppo di persone qualche mese fa. Perché ti sto scrivendo la mia to do list? Non perché avessi finito lo spazio sull’agenda blu, ma perché a molte di queste cose lavoro la sera (sto scrivendo la bozza di questa mail alle 02.37), il weekend, mentre mangio o viaggio. Cosa ne puoi tu? Del sistema di fretta in cui viviamo, poco, ma di valore: puoi opporti informandoti, manifestando dissenso pacifico, rivendicando i diritti di tutt3, e le altre cose che se sei qui hai già letto e riletto svariate volte. Della mia vita, altrettanto poco, ma se ti fa piacere per supportare il mio lavoro puoi e potrai ancora offrirmi un caffè (macchiato soia)(molto zuccherato), si può fare con una anche mini donazione a questo link, poi quando scendo al bar lo spiego al barista che caffè speciale è quello che gli sto domandando.
Se e quando vuoi, però, il caffè ce lo prendiamo con piacere anche dal vivo, agli eventi, alle tavole di discussione. Insomma, ci vediamo in giro :)
Per il momento, buon voto, buona democrazia, buon consumo di prodotti di qualità, buona decostruzione e buona ricostruzione, buon cambiamento, buona indipendenza, buoni pensieri, buone idee, buone pause, buoni abbracci e buoni giorni.
Grazie sempre sempre, e a presto (❤️)

